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	<title>cloud &#8211; The Server Side Technology</title>
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		<title>Il file-system ReFS : 4 super-motivi per usarlo sui server (e 2 per non farlo!)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mengora]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 17:06:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2017/10/hard_disk_technology_low-300x200.jpg" width="300" height="200" title="" alt="" /></div><div><p>Già dal 2012, con l&#8217;introduzione di Windows Server 2012, Microsoft ha presentato ReFS (Resilient File System), un nuovo file system per gli ambienti Windows progettato per i workload moderni e, idealmente, per sostituire NTFS appena possibile. Le prime versioni di ReFS non brillavano per velocità ma con Windows Server 2016 ReFS è diventato il file system raccomandato per workload importanti come i cluster di storage S2D o per le infrastrutture iperconvergenti basate su Hyper-V, promuovendolo ormai senza riserve all&#8217;uso in produzione.</p>
<p>Nel mondo di Windows Server è certamente inusuale discutere di file-system alternativi a NTFS, discussioni più comuni nel mondo Linux nel quale le alternative sono numerose, ma se Microsoft ha deciso di introdurre una alternativa a NTFS lo ha fatto probabilmente per superare le limitazioni di una tecnologia disegnata tantissimi anni fa</p>
<p>ReFS include novità come l&#8217;introduzione dei B+ trees per incrementare le prestazioni, una tecnologia di block cloning che riduce la necessità di trasferire i dati da una parte all&#8217;altra del disco implementando l&#8217;operazione come una modifica di puntatori che possono essere aggiornati con pochissimo I/O e lo sparse VDL (Valid Data Length) che può inizializzare in modo super-veloce i nuovi file e che rende quindi la creazione di file molto grandi una operazione che dura pochissimi secondi. Accanto a questo, la dimensione massima di ogni volume passa a 1 yottabyte, cioè un miliardo di terabyte, garantendo il supporto per dati di dimensioni difficilmente immaginabili quando il vecchio NTFS fu progettato e proiettando ReFS nell&#8217;era del cloud.</p>
<p>Ci sono però 4 funzionalità killer che consentono al nuovo file system di fare da subito la differenza anche quando non si abbiano necessità particolari come l&#8217;implementazione di cluster di storage o di virtualizzazione o sistemi complessi. Alcune di queste non sono novità assolute ma richiedevano controller hardware per essere implementate mentre ReFS è un modulo completamente software che non usa i controller RAID hardware.</p>
<p>Funzionalità #1: chkdsk senza downtime
Con l&#8217;avvento del cloud i workload sono diventati ancora più complessi e la mole di dati da gestire è aumentata a dismisura. In passato il danneggiamento di un file system richiedeva l&#8217;uso di chkdsk ma, soprattutto, la sospensione delle attività del volume per la correzione degli errori. L&#8217;unità doveva essere messa offline e verificata, una operazione che poteva durare anche decine di ore per volumi molto grandi e questo spesso incoraggiava e creare volumi più piccoli per rendere questi tempi accettabili.</p>
<p>Nell&#8217;era del cloud la sospensione dell&#8217;attività di un volume, e quindi l&#8217;indisponibilità dei relativi dati, per ore non è più accettabile. ReFS non ha quindi più bisogno di chkdsk e nemmeno di sospendere l&#8217;attività del volume perché il file system può correggere (se possibile) i problemi in modo automatico e, nei casi in cui la correzione non sia possibile, può rimuovere le aree danneggiate dalla gestione del volume senza andare ad intaccare gli altri dati.</p>
<p>Perchè è importante
Chiunque si sia trovato davanti alla necessità di effettuare un chkdsk di un volume, magari a causa di un file danneggiato che non poteva essere rimosso nè rinominato, e abbia [...]</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2017%2F10%2F31%2Fil-file-system-refs-4-super-motivi-per-usarlo-sui-server-e-2-per-non-farlo%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dil-file-system-refs-4-super-motivi-per-usarlo-sui-server-e-2-per-non-farlo&amp;action_name=Il+file-system+ReFS+%3A+4+super-motivi+per+usarlo+sui+server+%28e+2+per+non+farlo%21%29&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Gli scienziati europei vogliono costruire una piattaforma cloud ibrida dedicata alla ricerca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Aug 2016 13:10:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cloud Technologies]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2016/08/research_2000-300x142.jpg" width="300" height="142" title="" alt="" /></div><div><p>Le organizzazioni europee di ricerca stanno elaborando un piano da 5,3 milioni di euro per la costruzione di una piattaforma cloud ibrida che possa essere usata da tutti i ricercatori europei e che possa consentire sia l&#8217;uso di big data che funzionalità di high-performance computing (HPC).</p>
<p>L&#8217;iniziatia The Helix Nebula &#8211; The Science Cloud (HNSciCloud) vuole combinare servizi cloud commerciali, infrastrutture finanziate da strutture pubbliche e le risorse dei partecipanti per creare questo nuovo ambiente al servizio della ricerca. Il progetto è stato approvato da 10 organizzazioni di ricerca europee, incluso il CERN ed lo UK Science and Technology Facilities Council ed ha come obiettivo quello di risolvere le complessità che la comunità scientifica si trova a dover affrontare quando costruisce ambienti IT che possano supportare le ricerche.</p>
<p>Il documento di indirizzo indica che l&#8217;ambiente dovrà essere in grado di supportare una vasta gamma di configurazioni per macchine virtuali e container, offrire funzionalità di gestione delle identità e dare ai partecipanti una gamma di opzioni per il pagamento delle risorse utilizzate. I proponenti si aspettano che inizialmente questo ambiente venga usato principalmente dalla comunità scientifica ma che successivamente anche i privati possano trovare interessante accedervi per ottenere i dati ed i risultati delle ricerche condotte, in linea con la visione della Commissione Europea di un singolo mercato digitale.</p>
<p>L&#8217;uso delle tecnologie cloud è aumentato di molto negli ultimi anni, soprattutto per le maggiori possibilità di condivisione dei dati e per una certa economicità rispetto agli ambienti on-premise. Secondo alcuni scienziati, il denaro risparmiato negli investimenti infrastrutturali &#8211; comunque necessari &#8211; può essere usato per aumentare il numero di ricercatori.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2016%2F08%2F06%2Fgli-scienziati-europei-vogliono-costruire-una-piattaforma-cloud-ibrida-dedicata-alla-ricerca%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dgli-scienziati-europei-vogliono-costruire-una-piattaforma-cloud-ibrida-dedicata-alla-ricerca&amp;action_name=Gli+scienziati+europei+vogliono+costruire+una+piattaforma+cloud+ibrida+dedicata+alla+ricerca&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Secondo Bank of America OpenStack non è &#8220;ancora pronto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2015 18:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/openstack_manage-300x199.jpg" width="300" height="199" title="" alt="" /></div><div><p>Nel suo processo di trasformazione verso architetture completamente virtualizzate (SDDC, software defined datacenter), Bank of America ha attivato due infrastrutture parallele, una basata su OpenStack e l&#8217;altra sul software di un vendor che ha deciso di non rendere pubblico. In questo momento, l&#8217;infrastruttura fornita dal vendor sta prevalendo mentre BofA ritiene OpenStack &#8220;non ancora pronto&#8221;. Pochi dei 1500 servizi che la banca sta trasferendo ogni mese nella nuova struttura vengono infatti spostati sulla piattaforma OpenStack a causa di non meglio precisati &#8220;problemi&#8221; che sono stati aggirati trasferendo circa 6500 servizi sulla seconda infrastruttura, quella proprietaria.</p>
<p>&#8220;All&#8217;inizio di quest&#8217;anno abbiamo scoperto che OpenStack non è pronto e non lo è neanche per eseguire i servizi non mission-critical che attualmente abbiamo attivi&#8221; è stato il commento di David Reilly, il responsabile generale delle infrastrutture della banca, la seconda più grande degli Stati Uniti con circa 2,100 miliardi di asset, una dimensione che le consente di sperimentare le tecnologie più innovative senza grandi problemi di costi. L&#8217;obiettivo di Bank of America è quello di virtualizzare tutti gli elementi della propria infrastruttura &#8211; il networking, lo storage e la sicurezza &#8211; in modo da poter modificare velocemente le proprie applicazioni o attivarne di nuove quando richiesto dai clienti.</p>
<p>Mentre oggi la banca usa la nuova infrastruttura principalmente per attività non critiche come lo sviluppo ed il testing, a partire dal prossimo anno prevede di trasferirvi i circa 70mila servizi attualmente attivi. Non è però chiaro quanti di questi opereranno su OpenStack. Reilly ha confermato che gli ingegneri di BofA hanno risolto i problemi principali e che il giudizio non è legato alla tecnologia di base che &#8220;funziona molto, molto bene&#8221;. Il problema principale è che la piattaforma non è pronta per gestire migliaia di servizi e la banca ha dovuto anche creare tool di gestione che sostituissero quelli di OpenStack, ritenuti inadatti a gestire una soluzione così complessa ed automatizzare le operazioni. &#8220;Se dobbiamo migrare circa 1500 servizi al mese dobbiamo farlo in modo automatico, non possiamo dipendere dall&#8217;intervento umano&#8221; ha concluso Reilly.</p>
<p>Nonostante queste difficoltà, BofA non ha intenzione di cancellare il proprio investimento nella piattaforma OpenStack anche se ritiene che l&#8217;infrastruttura creata sulla piattaforma del vendor ed alternativa a quella open-source sia più indicata per l&#8217;esecuzione e gestione dei servizi più critici e che facciano un uso intensivo delle risorse, soprattutto lo storage.</p>
<p>Man mano che la piattaforma di OpenStack maturerà, Reilly pensa che sarà piano piano trasferire i servizi della banca su quest&#8217;ultima. &#8220;E&#8217; difficile competere con qualcosa che è gratis. La differenza di prezzo comincerà a giocare un ruolo importante quando le funzionalità di OpenStack miglioreranno.&#8221;.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F10%2F20%2Fsecondo-bank-of-america-openstack-non-e-ancora-pronto%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dsecondo-bank-of-america-openstack-non-e-ancora-pronto&amp;action_name=Secondo+Bank+of+America+OpenStack+non+%C3%A8+%26%238220%3Bancora+pronto%26%238221%3B&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>How to run ASP.NET beta8 on Windows Azure Pack WebSites v2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mengora]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2015 08:43:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/wap_1161-300x169.jpg" width="300" height="169" title="" alt="" /></div><div><p>A few days ago Microsoft released ASP.NET 5 beta8, the first feature-complete version of its flagship Web framework. A lot of expectations come with this new version, both because Microsoft decided to change ASP.NET down to its basis and because this one will be the first multi-platform release for the technology, allowing developers to run their Web or console applications on Windows, Linux and Mac OS X. However, the new version will also be the first one designed from the ground up for the cloud era and thus adopting all methodologies, technologies and conventions that emerged in past few years. As we detailed in a past article (sorry: Italian language only this time!), ASP.NET 5 will also change the way ASP.NET will be hosted on Windows because it will run through the famous HTTPPlatformHandler module that enabled Azure to run basically any runtime, including Java, Python, RoR and more. Later, that module has been channeled down to partners and Windows Azure Pack incorporated it in UR7.</p>
<p>You might be running your website or application on Windows Azure Pack and, if you do, I do really hope that you&#8217;re hosting with us at VaiSulWeb since we also have free accounts for you to try ASP.NET 5. However, even if you&#8217;re hosting at another service provider, you might be wondering if you will be able to run ASP.NET 5 starting from beta8, since this version switches to HTTPPlatformHandler. Up until beta7, hosting with Azure Pack was very easy: you only needed to publish your project to a folder and then upload that package to your WAP account. Everything was working fine since the very first second.</p>
 Spoiler: scroll down for a quick solution
<p>There&#8217;s a quick solution waiting for you at the end of this article. If you&#8217;re only interested in understanding how you can run ASP.NET 5 from beta8 using WAP, just skip this lengthy explanation and run to the end. This article will be used to as an handy excuse to showcase some nice features that Windows Azure Pack provide its users and that our company provides its customers. We will use such features to understand what&#8217;s going on with beta8 and then provide a quick solution to host it on WAP.</p>
 Publishing your beta8 to your WAP account : Redmond we have a problem&#8230;
<p>So you just started a new project based on ASP.NET 5 beta8 in Visual Studio 2015 or you just created a template project to check how things would shape up. Quick and easy. Now you would like to upload that project to your Web hosting account to check if your provider is compatible with the technology. So you just export your project&#8230;</p>
<p id="caption-attachment-707" class="wp-caption-text">Publishing your project to file system</p>
<p>&#8230; publishing to file system, the same way you did up to beta7. Then, after that operation completes, you upload your project on your WAP accounts via FTP or WebDeploy. Compilation time, just a few seconds, and then&#8230; uh ?</p>
<p>It seems that something went wrong since no shiny MVC homepage appears in your [...]</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F10%2F18%2Fhow-to-run-asp-net-beta8-on-windows-azure-pack-websites-v2%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dhow-to-run-asp-net-beta8-on-windows-azure-pack-websites-v2&amp;action_name=How+to+run+ASP.NET+beta8+on+Windows+Azure+Pack+WebSites+v2&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Equinix compra la giapponese Bit-isle per espandere le attività in Asia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 10:10:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/09/datacenter_2-300x200.jpg" width="300" height="200" title="Modern network and communication concept: server room in datacenter" alt="" /></div><div><p>Per Equinix è ricominciato il periodo delle acquisizioni con la chiusura dell&#8217;accordo per l&#8217;acquisto dell&#8217;azienda di Tokyo Bit-isle per circa 280 milioni di dollari. L&#8217;acquisizione dovrebbe concludersi nella prima parte del 2016 e, se perfezionata, renderebbe Equinix il quarto operatore del Giappone per grandezza con circa 10 strutture nell&#8217;intero paese.</p>
<p>Bit-isle è nata nel 2000 ed è specializzata nel fornire servizi IT in outsourcing. Da allora ha attivato 6 datacenter in Giappone e afferma di avere più di 650 clienti. Secondo Equinix la domanda di servizi di interconnessione neutrali sta crescendo nell&#8217;area del Pacifico in Asia e l&#8217;acquisizione di Bit-isle le consentirebbe di espandere le possibilità di vendita nel segmento enterprise e nella comunità degli integratori di sistemi.</p>
<p>E mentre l&#8217;azienda giapponese afferma che Bit-isle continuerà a servire il mercato locale in modo non differente da quanto abbia fatto fino ad ora, Equinix aggiunge che la sinergia tra le due aziende e gli asset di Bit-isle, che ha datacenter nelle posizioni migliori di Tokyo, consentiranno di attrarre ancora di più le aziende sia locali che estere. Per Equinix si tratta di un&#8217;altra acquisizione dopo quella dell&#8217;arci-rivale TeleCity Group.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F09%2F12%2Fequinix-compra-la-giapponese-bit-isle-per-espandere-le-attivita-in-asia%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dequinix-compra-la-giapponese-bit-isle-per-espandere-le-attivita-in-asia&amp;action_name=Equinix+compra+la+giapponese+Bit-isle+per+espandere+le+attivit%C3%A0+in+Asia&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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