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	<title>google &#8211; The Server Side Technology</title>
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		<title>Google pensa di accelerare la dismissione di SHA-1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2015 09:44:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/12/cyber_security_1500-300x194.jpg" width="300" height="194" title="" alt="" /></div><div><p>Google ha annunciato la settimana scorsa che i suoi piani di dismettere il supporto per l&#8217;algoritmo di cifratura SHA-1 in Chrome continuano come previsto, anche se la tempistica potrebbe essere accelerata. La decisione è basata sulle ricerche che continuano a dimostrare come SHA-1 sia più vulnerabile che mai agli attacchi denominati &#8220;collision attacks&#8221;, cioè quegli attacchi che hanno come obiettivo quello di riprodurre il risultato ottenuto con SHA-1 partendo però da un dato diverso. Questo rende possibile creare dei dati (ad esempio: password) che, dopo l&#8217;applicazione dell&#8217;algoritmo, sembrino uguali ad altri con la conseguenza che il sistema di protezione potrebbe considerarli validi quando in realtà non lo sono.</p>
<p>Nei browser, l&#8217;algoritmo SHA-1 viene usato principalmente nelle comunicazioni sicure (SSL/TLS) che vengono avviate quando il sito Web visitato usa un certificato digitale. Nella decisione di Google potrebbe avere avuto un ruolo quella presa da Microsoft e Mozilla che hanno annunciato di considerare la possibilità di anticipare, all&#8217;interno dei propri browser Firefox e Edge, la data del primo Gennaio 2017 per la dismissione di SHA-1, iniziando a bloccare l&#8217;uso dei certificati che ne fanno uso a partire dal 1° Luglio 2016.</p>
<p>Le autorità di certificazione dovrebbero interrompere l&#8217;emissione di certificati SHA-1 nel 2016, come da raccomandazioni internazionali, quindi in teoria il problema dovrebbe andare ad interessare inizialmente pochi certificati, considerato che Google segnalerà come non validi quelli che usano SHA-1 e siano stati rilasciati dopo il 1° Gennaio 2016. Il secondo passaggio, più drastico, sarà quello invece di generare un errore di rete quando si incontrerà un certificato di quel tipo e questo invece potrebbe porre dei problemi per tutti gli utenti con certificati validi se anticipato a Luglio 2016 invece che a Gennaio 2017, perché potrebbe rendere inutilizzabili i certificati prima che gli utenti abbiano la possibilità di rinnovarli alla loro scadenza, quindi durante il prossimo anno (fatti salvi quelli emessi per più anni).</p>
<p>Se le segnalazioni di violazioni della sicurezza attraverso attacchi all&#8217;algoritmo SHA-1 dovessero però continuare o addirittura aumentare, i produttori dei browser potrebbero vedersi costretti ad anticipare i tempi per non mettere a rischio la sicurezza dei siti Web, a questo punto solo in teoria protetti dai certificati SSL, e ovviamente dei dati degli utenti che li usano.</p>
<p>La versione 48 di Chrome, che sarà pubblicata all&#8217;inizio del 2016, bloccherà anche l&#8217;uso dell&#8217;algoritmo di cifratura RC4, sviluppato nel 1987 e ormai considerato non più sicuro. IETF aveva bandito l&#8217;uso di RC4 all&#8217;inizio del 2015.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F12%2F31%2Fgoogle-pensa-di-accelerare-la-dismissione-di-sha-1%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dgoogle-pensa-di-accelerare-la-dismissione-di-sha-1&amp;action_name=Google+pensa+di+accelerare+la+dismissione+di+SHA-1&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Google risponde a Microsoft: Android sarà presto disponibile per i personal computer in aggiunta a ChromeOS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mengora]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2015 14:20:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Markets & Analysis]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/11/androids_march-300x169.jpg" width="300" height="169" title="" alt="" /></div><div><p>Secondo diversi report che sono affiorati nelle scorse settimane sulla Rete, Google starebbe preparandosi a creare una versione di Android per i personal computer. Il nuovo sistema operativo dovrebbe vedere la luce entro il 2017 ma una versione di anteprima dovrebbe essere pronta già il prossimo anno, probabilmente per incoraggiare lo sviluppo di applicazioni prima dell&#8217;uscita ufficiale. Questa decisione, che deve ancora essere confermata ufficialmente, è potenzialmente importante per i suoi risvolti sia nel mercato dell&#8217;hardware che in quello del software ed è ovviamente impossibile non collegarla alle mosse recenti che Microsoft ha avviato con il progetto Windows10. Anzi, sebbene Microsoft venga da tutti considerata in difficoltà in più di un settore, almeno a leggere blog e magazine nel settore della tecnologia, è difficile non constatare come diverse mosse che concorrenti come Google o Apple hanno effettuato negli ultimi 2 anni sembrino principalmente delle risposte, forse anche tardive, alla strategia complessiva dell&#8217;azienda di Redmond. In generale, quindi, il panorama per gli sviluppatori sembra diventare di molto più complesso di quanto lo si fosse immaginato solo un paio di anni fa ma questa complessità non è da considerarsi negativa e potrebbe anzi portare a maggiori opportunità in un mercato, soprattutto quello mobile, da tempo considerato molto difficile se non addirittura asfittico.</p>
Android e ChromeOS: cosa succederà ai due sistemi operativi di Google
<p>Secondo le indiscrezioni, Android non andrà a sostituire ChromeOS ma affiancherà la linea di device che Google aveva preparato come alternativa ai computer desktop tradizionali. Questa soluzione ha già un sapore difensivo e serve probabilmente a cercare di placare le perplessità di tutte le aziende che hanno investito in ChromeOS e che ora, di colpo, si trovano a fare i conti con macchine ad alto rischio di diventare subito obsolete e il cui ciclo di sviluppo è altamente in dubbio.</p>
<p>A dire il vero, nonostante i numerosi report che decretavano il grande successo della linea ChromeOS che aveva portato qualcuno a pronosticare l&#8217;imminente sostituzione dei PC Windows con quelli del sistema Google, la linea di Internet-PC che Google ha presentato qualche anno fa non ha mai davvero sfondato nel mercato e i pochi successi presentati da BigG sono stati relativi ad accordi commerciali stipulati soprattutto nel settore scolastico/educativo nei quali il prezzo è stato probabilmente il fattore principale per la buona riuscita dell&#8217;operazione. Nelle intenzioni di Google, ChromeOS doveva infatti essere una sorta di cavallo di Troia che avrebbe portato gli utenti del mondo PC più vicino ai servizi di dell&#8217;azienda di Mountain View. L&#8217;obiettivo era sostituire molti software di uso ormai consolidato nel mondo dei PC, come ad esempio Office, con le corrispondenti versioni online di Google ma i risultati, al di fuori di accordi particolari, sono stati assolutamente deludenti soprattutto perché nel frattempo Microsoft aveva iniziato a rendere disponibili le versioni online dei propri software di produttività, collegandoli anche alle versioni installabili sui PC.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di ChromeOS era quello di sostituire molti software di uso ormai consolidato nel mondo dei PC con le corrispondenti versioni online di Google ma i risultati, al di [...]</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F11%2F04%2Fgoogle-risponde-a-microsoft-android-sara-presto-disponibile-per-i-personal-computer-in-aggiunta-a-chromeos%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dgoogle-risponde-a-microsoft-android-sara-presto-disponibile-per-i-personal-computer-in-aggiunta-a-chromeos&amp;action_name=Google+risponde+a+Microsoft%3A+Android+sar%C3%A0+presto+disponibile+per+i+personal+computer+in+aggiunta+a+ChromeOS&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Apple condannata per violazione dei brevetti a causa del chip A7</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2015 21:55:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/JS45917223-300x194.jpg" width="300" height="194" title="" alt="" /></div><div><p>Proprio quando Microsoft e Google si sono accordate per concludere le reciproche richieste di violazione della proprietà intellettuale, arriva una decisione che potrebbe dare una spinta decisiva verso una pace tra i giganti dell&#8217;hi-tech e dell&#8217;information technology. Apple, una delle aziende che si è dimostrata tra le più litigiose nell&#8217;intero settore IT e che molti considerano il soggetto che ha dato il via alla guerra dei brevetti dopo il lancio dei suoi prodotti di punta, è stata condannata da una giuria statunitense per la violazione di brevetti detenuti dall&#8217;Università del Wisconsin e relativi al chip A7. L&#8217;azienda di Cupertino potrebbe dover risarcire fino a 862 milioni di dollari alla controparte.</p>
<p>Intel aveva trovato un accordo per la violazione dei medesimi brevetti e si era impegnata a pagare più di 100 milioni di dollari senza la necessità di arrivare ad un giudizio formale. Tra le curiosità del caso, il fatto che l&#8217;Università del Wisconsin abbia potuto provare che Apple era consapevole della violazione del brevetto avendolo essa stessa citato come stato dell&#8217;arte nelle proprie richieste di brevetto. La politica dell&#8217;azienda di non accettare proposte in merito al licensing delle tecnologie ha reso però necessaria la causa.</p>
<p>Questa sconfitta si unisce alla possibilità di revisione del caso contro la coreana Samsung dovuta al riesame di uno dei brevetti centrali nel giudizio da parte dell&#8217;Ufficio Brevetti degli Stati Uniti che ha poi affermato che quel particolare brevetto &#8220;non sarebbe mai stato dovuto essere assegnato ad Apple&#8221;. Molti analisti ritengono che una eventuale revisione anche della causa contro Samsung, che ad oggi rappresenta la più importante (ed una delle poche) vittorie di Apple nella sua lunga saga giudiziaria a difesa delle presunte innovazioni dei propri prodotti, potrebbe far definitivamente mutare la posizione dell&#8217;azienda di Cupertino e portarla ad abbandonare la strada dei tribunali in favore di una collaborazione con gli altri attori del settore. La sola causa persa contro l&#8217;Università del Wisconsin potrebbe valere più di 800 milioni di dollari di eventuali danni e supererebbe di gran lunga la cifra di oltre 500 milioni di dollari incassati dalla causa contro Samsung.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F10%2F22%2Fapple-condannata-per-violazione-dei-brevetti-a-causa-del-chip-a7%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dapple-condannata-per-violazione-dei-brevetti-a-causa-del-chip-a7&amp;action_name=Apple+condannata+per+violazione+dei+brevetti+a+causa+del+chip+A7&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Microsoft e Google mettono fine alle loro controversie legali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2015 23:04:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/ipr_legal_1200-300x126.jpg" width="300" height="126" title="" alt="" /></div><div><p>Microsoft e Google hanno deciso di concludere la loro disputa legale legata ai brevetti in diverse aree tecnologiche e terminare così una controversia durata circa 5 anni. L&#8217;accordo metterà fine a diversi feudi tecnologici e segnala la volontà delle aziende IT di ricorrere sempre meno alle controversie legali nel tentativo di indebolire i concorrenti. Questo potrebbe mettere sotto pressione Apple, una delle aziende più aggressive dal punto di vista legale, e spingerla a concludere anche le sue controversie legali.</p>
<p>Google è entrata direttamente nelle dispute dopo la sua acquisizione di Motorola Mobility, completata proprio per ottenere il grande portfolio dell&#8217;azienda e difendersi da una serie di attacchi portati ad Android principalmente da parte di Apple e Microsoft. Di recente però le dispute legali sono sembrate spesso controproducenti e la maggior parte dei detentori di brevetti in campo tecnologico hanno preferito unirsi attraverso accordi reciproci o la costituzione di consorzi, in modo da stimolare l&#8217;innovazione, scoraggiare i cosiddetti troll e soprattutto favorire l&#8217;adozione delle proprie piattaforme.</p>
<p>Spesso aziende impegnate in controversie si sono poi ritrovate insieme. E&#8217; proprio il caso di Microsoft e Google che hanno formato l&#8217;Alliance for Open Media (AOM) per consentire l&#8217;uso gratuito (royalty-free) di protocolli di codifica basate su standard aperti ed open-source.</p>
<p>In una dichiarazione congiunta Microsoft e Google hanno affermato che le due aziende lavoreranno insieme in vari settori della tecnologia, inclusa la realizzazione dei citati standard gratuiti di encoding e l&#8217;adozione in Europa di un sistema di brevetti unificato. Non sono però stati rivelati i termini finanziari dell&#8217;accordo. La controversia legale era relativa a prodotti come Android, Xbox e la possibilità per Google di distribuire smartphone negli Stati Uniti.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F10%2F01%2Fmicrosoft-e-google-mettono-fine-alle-loro-controversie-legali%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dmicrosoft-e-google-mettono-fine-alle-loro-controversie-legali&amp;action_name=Microsoft+e+Google+mettono+fine+alle+loro+controversie+legali&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Il trasferimento dei dati personali fuori dalla UE potrebbe diventare più complicato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2015 20:59:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/09/security_it_1200-300x225.jpg" width="300" height="225" title="" alt="" /></div><div><p>La decisione di uno dei consiglieri anziani della Corte Europea potrebbe mettere in dubbio la possibilità di trasferimento dei dati personali degli utenti al di fuori dell&#8217;Unione. Yves Bot ha infatti espresso un parere che definisce insufficienti le garanzie fornite dall&#8217;accordo trans-atlantico denominato Safe Harbour su come tali dati possano poi essere usati dalle aziende al di fuori dell&#8217;UE. L&#8217;accordo tra Stati Uniti ed Europa consente ad aziende come Google, Facebook e Microsoft di trasferire nel paese nordamericano i dati raccolti nelle proprie sedi europee ma il parere espresso da Bot considera non adeguata la protezione offerta dalle leggi sul trattamento dei dati sensibili e personali in vigore negli Stati Uniti.</p>
<p>La posizione del consigliere anziano non è vincolante ma molto spesso questo tipo di pareri anticipano poi le decisioni finali della Corte e sono quindi considerati molto importanti. Oltre a non considerare adeguate le leggi per la protezione dei dati, Bot afferma anche che il trasferimento di grandi quantità di informazioni riguardanti i cittadini europei impedisce a questi ultimi di poter esercitare la difesa dei propri diritti e a contrastare eventuali violazioni, soprattutto vista l&#8217;azione di sorveglianza di massa ed indiscriminata che effettuano le agenzie di intelligence statunitensi.</p>
<p>Questa posizione potrebbe avere un impatto importante sulle operazioni di aziende del settore IT, in particolare quelle che operano nel settore pubblicitario che trasferiscono spesso grandi moli di dati che vengono poi analizzate nelle rispettive sedi centrali. Se il trasferimento dei dati venisse bloccato, aziende come Facebook, Google, Microsoft, Yahoo e molte altre sarebbero costrette ad analizzare i dati dei cittadini europei in sedi posizionate all&#8217;interno dell&#8217;Unione.</p>
<p>Questa possibilità, oltre ad avere l&#8217;effetto di mantenere i dati dei cittadini europei all&#8217;interno dei propri confini, potrebbe consentire ai singoli paesi di controllare meglio le attività delle aziende tecnologiche che operano all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, rendendole responsabili di eventuali violazioni secondo la legge comunitaria. La posizione di Bot è inoltre quella di rendere possibile per i singoli stati di bloccare qualsiasi flusso di dati verso altri paesi non-comunitari. Le aziende statunitensi invece prospettano un eventuale incremento di costi che deriverebbe dalla necessità di attivare datacenter di analisi anche in Europa per sopperire all&#8217;impossibilità di trasferire i dati, anche se è improbabile che questi costi vengano poi scaricati sulle aziende.</p>
<p>A prescindere da come andrà a finire, questo sembra solo l&#8217;ultimo atto in ordine di tempo della controversia che sta opponendo non solo l&#8217;Europa ma tanti altri stati ai giganti tecnologici statunitensi ed al loro governo, soprattutto nell&#8217;ottica delle rivelazioni sulla cooperazione (volontaria o meno ma comunque molto profonda) tra i giganti americani dell&#8217;IT e le operazioni di spionaggio e sorveglianza portate avanti dal governo degli Stati Uniti.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F09%2F24%2Fil-trasferimento-dei-dati-personali-fuori-dalla-ue-potrebbe-diventare-piu-complicato%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dil-trasferimento-dei-dati-personali-fuori-dalla-ue-potrebbe-diventare-piu-complicato&amp;action_name=Il+trasferimento+dei+dati+personali+fuori+dalla+UE+potrebbe+diventare+pi%C3%B9+complicato&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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