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	<title>java &#8211; The Server Side Technology</title>
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		<title>ASP.NET 5 verrà eseguito su IIS attraverso il modulo HTTPPlatformHandler</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mengora]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 23:34:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/09/aspnet5_macos-300x166.png" width="300" height="166" title="" alt="" /></div><div><p>Con un post su GitHub,  Damian Edwards ha annunciato che la nuova release di ASP.NET, la versione 5, non verrà più eseguita da IIS come ISAPI ma attraverso il modulo HTTPPlatformHandler che per l&#8217;occasione verrà aggiornato con alcune modifiche e reso disponibile anche per Windows Server 2008R2, la versione minima per eseguire ASP.NET 5. La modifica sarà disponibile già con la beta8 del software e quindi al prossimo aggiornamento previsto per il 5 Ottobre 2015.</p>
 ASP.NET ed IIS
<p>A prima vista questa modifica potrebbe sembrare ininfluente ma segna un cambiamento piuttosto importante se si considera che sin dalla sua introduzione con IIS 6 e Windows Server 2003, ASP.NET è stata eseguita da IIS come ISAPI, la configurazione che garantiva le prestazioni migliori sulla piattaforma. Lo stesso avveniva ed avviene per altre tecnologie come ASP classico mentre storicamente altri framework o estensioni provenienti dal mondo Unix usavano invece una tecnologia meno sofisticata a cui si fa riferimento in generale come CGI.</p>
<p>Le perplessità potrebbero sorgere proprio perché da sempre l&#8217;esecuzione ISAPI è considerata la più efficiente e quella capace di fornire prestazioni di molto più elevate sulla piattaforma Windows Server, soprattutto perché la creazione di nuovi processi è in effetti una operazione onerosa sui sistemi Windows, molto più di quanto lo sia sui sistemi Unix.</p>
<p>In realtà sin da Windows Server 2003 Microsoft ha affinato il supporto per le tecnologie CGI, in particolare per garantire la compatibilità con framework molto popolari come PHP. La tecnologia FastCGI è in effetti l&#8217;antesignana del modulo HTTPPlatformHandler e, sebbene con FastCGI la piattaforma Windows Server abbia efficacemente ottenuto l&#8217;esecuzione di framework come PHP con prestazioni pari o addirittura superiori a quelle dei sistemi Unix, fino a poco tempo fa era considerato impossibile che Microsoft decidesse di passare ad una modalità di esecuzione diversa per le proprie tecnologie.</p>
 HTTPPlatformHandler : l&#8217;evoluzione della specie
<p>La notizia non può che significare che Microsoft ha ormai ottenuto una parità di performance tra l&#8217;esecuzione ISAPI e quella CGI e la chiave è senza dubbio il modulo HTTPPlatformHandler. Anticipando le perplessità di qualcuno, Edwards aggiunge che Microsoft si aspetta una differenza di prestazioni tra le due modalità solo per applicazioni triviali come una Hello World, cioè piccole applicazioni che fungono più da esempio che da reali implementazioni. Per tutti gli altri casi, probabilmente Microsoft crede di raggiungere prestazioni uguali o anche maggiori a quelle ottenibili con la tecnologia ISAPI. Certamente così facendo ottiene una flessibilità notevolmente maggiore, soprattutto in un contesto nel quale ASP.NET è diventato open-source ed in teoria qualsiasi utente potrebbe compilare la propria versione della tecnologia.</p>
<p>Il modulo HTTPPlatformHandler è l&#8217;evoluzione di quello FastCGI che ha consentito a Windows Server di diventare una piattaforma ideale anche per PHP a partire dalla versione 2003 e da IIS 6. FastCGI risolve il problema dell&#8217;onerosità della creazione di nuovi processi con l&#8217;attivazione di una singola istanza che verrà usata in modo efficace da IIS per gestire un numero variabile di richieste, isolandole da quelle degli altri siti Web ma gestendole sempre con un processo unico. Di tanto in tanto, in modo configurabile, [...]</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F09%2F22%2Fasp-net-5-verra-eseguito-su-iis-attraverso-il-modulo-httpplatformhandler%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dasp-net-5-verra-eseguito-su-iis-attraverso-il-modulo-httpplatformhandler&amp;action_name=ASP.NET+5+verr%C3%A0+eseguito+su+IIS+attraverso+il+modulo+HTTPPlatformHandler&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Secondo Oracle tutte le versioni di Android violano i brevetti Java</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2015 22:51:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Executive]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/08/java_code_01-300x200.jpg" width="300" height="200" title="" alt="" /></div><div><p>Con una mossa a sorpresa, Oracle ha rilanciato sulla causa che la vede opposta a Google relativamente alla violazione da parte di Android di proprietà intellettuale collegata a Java. L&#8217;azienda di Ellison ha chiesto al tribunale che aveva condannato Google di ricevere non meglio specificati indennizzi monetari e che a Google sia impedito di continuare a &#8220;violare la proprietà intellettuale&#8221; di Oracle.</p>
<p>Nel 2012 il tribunale aveva dato ragione a Google confermando così che non era possibile brevettare le API. Oracle chiedeva invece che l&#8217;uso che Android fa di Java venisse considerato come una violazione della proprietà intellettuale dell&#8217;azienda. Android è infatti basato su un kernel Linux specializzato e su una versione personalizzata della JVM, la Java Virtual Machine. Da quando Oracle ha acquisito da Sun i diritti su Java, ha combattuto ferocemente qualsiasi implementazione alternativa di Java e della JVM. Secondo Oracle, infatti, l&#8217;implementazione di Google ha come obiettivo quello di non pagare royalty a Oracle stessa e se consideriamo che Android è il leader incontrastato del mercato dei device mobili, raggiungendo l&#8217;80% della diffusione in alcune aree, si può intuire come attorno a questa querelle possano girare tantissimi soldi.</p>
<p>Nel 2012 la sentenza sembrava aver chiuso la partita ma qualche settimana fa, a sorpresa, la Corte d&#8217;Appello ha invece ribaltato il verdetto, affermando che le dichiarazioni del codice, la struttura e l&#8217;organizzazione delle API sono in effetti elementi protetti dalle leggi sulla proprietà intellettuale, anche se il giudizio non è stato una completa vittoria per Oracle visto che il giudice ha chiesto che venga discusso se Google abbia utilizzato questi elementi nell&#8217;ambito delle possibilità garantite dalla legge (fair use) o meno prima di decidere su eventuali indennizzi monetari ed altre conseguenze.</p>
<p>Google afferma che il via libera alla brevettabilità delle API infliggerebbe un colpo mortale al settore del software, creando di fatto dei &#8220;monopolisti delle API&#8221; soprattutto tra le aziende più anziane come Oracle, Apple e Microsoft. Se a queste aziende, che operano nel settore da decine di anni, fosse consentito di brevettare le API elaborate nel corso della loro storia, esse prenderebbero di fatto il controllo di ciò che può essere implementato. Il verdetto di appello è stato comunque molto controverso anche perché in tal senso l&#8217;Europa ha già deliberato la non brevettabilità del software a causa della necessità di scrivere codice simile per risolvere problemi simili.</p>
<p>La dichiarazione di Oracle rende ovviamente tutto più complesso perché conferma la volontà dell&#8217;azienda produttrice dell&#8217;omonimo database di andare avanti e rilanciare, spostando il suo obiettivo verso tutte le versioni di Android. Considerati i numeri del sistema di Google, usato da centinaia di milioni di dispositivi nel mondo, la definizione di questo caso potrebbe cambiare il panorama complessivo sia del settore del software (qualora le API venissero considerate brevettabili) sia in quello dei device mobili.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F08%2F15%2Fsecondo-oracle-tutte-le-versioni-di-android-violano-i-brevetti-java%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dsecondo-oracle-tutte-le-versioni-di-android-violano-i-brevetti-java&amp;action_name=Secondo+Oracle+tutte+le+versioni+di+Android+violano+i+brevetti+Java&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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