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	<title>legale &#8211; The Server Side Technology</title>
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		<title>Samsung accetta di pagare 548 milioni di dollari ad Apple (ma si riserva di chiedere il rimborso!)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 22:19:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/12/apple-samsung-lawsuit_01-300x184.jpg" width="300" height="184" title="" alt="" /></div><div><p>Samsung ha accettato di pagare ad Apple 548 milioni di dollari come risarcimento per la lunga azione legale che ha opposto le due aziende. Apple aveva originariamente chiesto circa 2,5 miliardi di dollari ma i giudici le avevano riconosciuto una cifra attorno al miliardo di dollari, ridotti poi a poco più di 500 milioni dopo una serie di appelli da parte dell&#8217;azienda coreana.</p>
<p>A Novembre 2015 Samsung aveva chiesto alla Corte di sospendere il pagamento della cifra ma la richiesta era stata negata ed il trasferimento della somma è previsto entro il 14 Dicembre 2015. Samsung ha però dichiarato di riservarsi il diritto di chiedere un rimborso qualora ci fossero ulteriori sviluppi nel caso.</p>
<p>In particolare Samsung attende una revisione del caso dopo gli ultimi sviluppi derivanti dalla cancellazione di alcuni brevetti inizialmente assegnati ad Apple e che facevano parte delle contestazioni di Apple, come ad esempio il pinch-to-zoom. Apple ha a sua volta fatto appello contro la decisione di cancellare tali brevetti.</p>
<p>Nel 2016 ci saranno quindi importanti decisioni in merito al caso, con Samsung che sebbene abbia deciso di effettuare il pagamento dei danni riconosciuti all&#8217;azienda di Cupertino, non accetta comunque il verdetto ma che potrebbe essere anche condannata a pagare fino ad ulteriori 382 milioni di dollari a Marzo del prossimo anno.</p>
<p>Se i brevetti di Apple fossero però confermati come non validi, tutto il caso potrebbe essere rivisto.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F12%2F07%2Fsamsung-accetta-di-pagare-548-milioni-di-dollari-ad-apple-ma-si-riserva-di-chiedere-il-rimborso%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dsamsung-accetta-di-pagare-548-milioni-di-dollari-ad-apple-ma-si-riserva-di-chiedere-il-rimborso&amp;action_name=Samsung+accetta+di+pagare+548+milioni+di+dollari+ad+Apple+%28ma+si+riserva+di+chiedere+il+rimborso%21%29&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Il Dipartimento di Giustizia statunitense potrebbe obbligare Apple a decifrare i dati dei propri dispositivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2015 23:36:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/court_doj-300x200.jpg" width="300" height="200" title="" alt="" /></div><div><p>Nell&#8217;ambito di un procedimento penale, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha chiesto ad Apple di decifrare il contenuto di un iPhone ricevendo un rifiuto con la motivazione che l&#8217;operazione sia tecnicamente impossibile e che, comunque, l&#8217;azienda non sia obbligata ad ottemperare alla richiesta. Il DoJ ha però inaugurato una nuova strategia che potrebbe avere ripercussioni importanti nel settore sia del software che dell&#8217;hardware, affermando che iOS, il sistema operativo degli iPhone, non sia di proprietà dell&#8217;utente che lo usa ma di Apple stessa che lo concede in licenza d&#8217;uso ai propri clienti, mantenendone la proprietà.</p>
<p>Le autorità statunitensi affermano che non è l&#8217;utente ad impedire loro di accedere ai dati ma il sistema operativo ed essendo quest&#8217;ultimo di proprietà della Apple, come la stessa azienda afferma chiaramente, è lei a dover ottemperare alla richiesta. L&#8217;azienda di Cupertino non può decidere di usare il tipo di licenza che adotta e che le consente di mantenere la proprietà del sistema operativo e beneficiare dei relativi vantaggi legali e poi scaricare qualsiasi responsabilità e la titolarità del sistema stesso per non ottemperare alle richieste delle autorità quando quest&#8217;ultimo sia cruciale nell&#8217;ambito dell&#8217;azione legale, secondo il parere legale fornito dal DoJ.</p>
<p>Questo punto di vista ha fatto sollevare il sopracciglio a molti nel settore del software perché se fosse considerato un argomento valido potrebbe mettere in discussione il modo in cui molte aziende di software commercializzano i propri prodotti. Oggi infatti molte aziende non vendono ma concedono in licenza d&#8217;uso il software che producono. Questo tipo di accordo fornisce alle aziende molti benefici, tra cui la proprietà del software e la possibilità di impedirne l&#8217;uso per coloro che violino i termini dell&#8217;accordo. Le licenze d&#8217;uso sono una eccezione importante nel panorama del rapporto tra produttori e clienti perché ad esempio non è consentito ad una azienda che produca auto di proibire l&#8217;uso del proprio prodotto ai clienti che violino determinate regole. All&#8217;atto della vendita, il prodotto diventa di proprietà dell&#8217;acquirente che lo usa come ritiene più opportuno. Con il software, il produttore mantiene un controllo decisivo sul proprio prodotto, soprattutto nel caso di dispositivi che non possono funzionare senza la loro controparte software.</p>
<p>La posizione del DoJ potrebbe quindi avere un impatto dirompente sul mercato del software e dell&#8217;hardware e sono in molti ad attendere con curiosità il verdetto della corte. Se il Dipartimento di Giustizia ne uscisse vincitore, le aziende di software e di hardware potrebbero essere obbligate a modificare in modo radicale il modo in cui vendono i propri prodotti per evitare una raffica di richieste dello stesso tipo. Le ripercussioni legali e pratiche di queste modifiche sarebbero sicuramente rilevanti, tanto da non poter essere valutate in questo momento.</p>
<p>&#160;</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F10%2F31%2Fil-dipartimento-di-giustizia-statunitense-potrebbe-obbligare-apple-a-decifrare-i-dati-dei-propri-dispositivi%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dil-dipartimento-di-giustizia-statunitense-potrebbe-obbligare-apple-a-decifrare-i-dati-dei-propri-dispositivi&amp;action_name=Il+Dipartimento+di+Giustizia+statunitense+potrebbe+obbligare+Apple+a+decifrare+i+dati+dei+propri+dispositivi&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Microsoft e Google mettono fine alle loro controversie legali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2015 23:04:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/ipr_legal_1200-300x126.jpg" width="300" height="126" title="" alt="" /></div><div><p>Microsoft e Google hanno deciso di concludere la loro disputa legale legata ai brevetti in diverse aree tecnologiche e terminare così una controversia durata circa 5 anni. L&#8217;accordo metterà fine a diversi feudi tecnologici e segnala la volontà delle aziende IT di ricorrere sempre meno alle controversie legali nel tentativo di indebolire i concorrenti. Questo potrebbe mettere sotto pressione Apple, una delle aziende più aggressive dal punto di vista legale, e spingerla a concludere anche le sue controversie legali.</p>
<p>Google è entrata direttamente nelle dispute dopo la sua acquisizione di Motorola Mobility, completata proprio per ottenere il grande portfolio dell&#8217;azienda e difendersi da una serie di attacchi portati ad Android principalmente da parte di Apple e Microsoft. Di recente però le dispute legali sono sembrate spesso controproducenti e la maggior parte dei detentori di brevetti in campo tecnologico hanno preferito unirsi attraverso accordi reciproci o la costituzione di consorzi, in modo da stimolare l&#8217;innovazione, scoraggiare i cosiddetti troll e soprattutto favorire l&#8217;adozione delle proprie piattaforme.</p>
<p>Spesso aziende impegnate in controversie si sono poi ritrovate insieme. E&#8217; proprio il caso di Microsoft e Google che hanno formato l&#8217;Alliance for Open Media (AOM) per consentire l&#8217;uso gratuito (royalty-free) di protocolli di codifica basate su standard aperti ed open-source.</p>
<p>In una dichiarazione congiunta Microsoft e Google hanno affermato che le due aziende lavoreranno insieme in vari settori della tecnologia, inclusa la realizzazione dei citati standard gratuiti di encoding e l&#8217;adozione in Europa di un sistema di brevetti unificato. Non sono però stati rivelati i termini finanziari dell&#8217;accordo. La controversia legale era relativa a prodotti come Android, Xbox e la possibilità per Google di distribuire smartphone negli Stati Uniti.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F10%2F01%2Fmicrosoft-e-google-mettono-fine-alle-loro-controversie-legali%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dmicrosoft-e-google-mettono-fine-alle-loro-controversie-legali&amp;action_name=Microsoft+e+Google+mettono+fine+alle+loro+controversie+legali&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Le aziende della Silicon Valley si schierano con Samsung contro Apple</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2015 10:00:04 +0000</pubDate>
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<p>Lo scorso 1 Luglio, però, molte aziende della Silicon Valley hanno depositato presso il tribunale competente una memoria che protesta per il merito della decisione in favore di Apple, definendo la sentenza anche assurda e affermando che essa può aprire le porte ad un diffuso caos nel settore. Secondo il gruppo che ha redatto la memoria, che comprende aziende come Google, Facebook, HP, Dell ed altre, i prodotti tecnologici sono oggi così complessi che le diverse funzionalità sono usate spesso in diversi prodotti e spesso solo come funzionalità di supporto, qualche volta anche senza particolare rilevanza per gli utenti (stiamo parlando dei bordi arrotondati, forse??). Secondo il gruppo, se queste funzionalità standard possono essere usate per avviare cause risarcitorie, qualsiasi azienda nel mondo può essere colpevole di avere violato brevetti, generando una pericolosa situazione di caos e potenzialmente riducendo le possibilità di innovazione di aziende che spendono miliardi di dollari in Ricerca e Sviluppo.</p>
<p>La situazione è ancor più strana se si pensa che il parere del gruppo di aziende va a rompere quella unità tra aziende tecnologiche statunitensi che era stata una delle critiche mosse alla sentenza emessa da un tribunale statunitense in favore di una azienda USA e contro un soggetto straniero (coreano, nel caso). Samsung aveva già deciso di ricorrere in appello e questo nuovo sviluppo potrebbe dare più forza all&#8217;azienda asiatica per ribaltare uno dei verdetti più controversi degli ultimi anni.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F07%2F25%2Fle-aziende-della-silicon-valley-si-schierano-con-samsung-contro-apple%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dle-aziende-della-silicon-valley-si-schierano-con-samsung-contro-apple&amp;action_name=Le+aziende+della+Silicon+Valley+si+schierano+con+Samsung+contro+Apple&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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