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	<title>openstack &#8211; The Server Side Technology</title>
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		<title>Qualcomm mette nel mirino il mercato server e Intel</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2015 22:17:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/qualcomm-snapdragon-300x169.jpg" width="300" height="169" title="" alt="" /></div><div><p>Sin da quando ARM aveva presentato le sue architetture a 64bit, è risultato chiaro che l&#8217;attacco al mercato server era solo questione di tempo con aziende come EZchip e Cavium che avevano già dimostrato le potenzialità del design System on Chip (SoC). Fino ad ora, però, il gigante del mercato ARM si era trattenuto dallo sferrare attacchi diretti a quello che è tradizionalmente il settore di Intel e cioè il mercato dei server. Le cose però sono cambiate e Qualcomm ha presentato il primo sistema SoC per il mercato server.</p>
<p>Qualcomm ha deciso di entrare in partnership con il vendor FPGA Xilinx e l&#8217;accordo ha il potenziale per diventare interessante per il mercato server e quello dei servizi cloud che sempre di più usano FPGA e processori di segnali digitali che lavorano insieme con le CPU per aumentare le performance e rispondere all&#8217;incremento esponenziale della necessità di calcolo. L&#8217;altro partner di Qualcomm è Mellanox che è in procinto di acquisire EZchip e che oggi è leader nella produzione di architetture ad alte prestazioni Ethernet e Infiniband, tecnologie chiave per il mercato server.</p>
<p>Le due azienda partner saranno complementari per il progetto di Qualcomm nel settore server ed il nuovo sistema SoC ha 24 core con FinFet ed usa il set di istruzioni ARMv8-A. Inoltre include un controller di memoria, storage, PCI Express ed altri device.</p>
<p>Il chip è il centro di una iniziativa più complessa che ruota attorno a Server Development Platform (SDP), una soluzione che consente l&#8217;esecuzione di uno stack software completo composto da Linux 4.2 con virtualizzazione KVM, OpenStack DevStack per l&#8217;orchestration, Apache e WordPress.</p>
<p>Come altre soluzioni ARM per il mercato server, l&#8217;obiettivo non è tanto quello di attaccare il mercato x86 quanto diventare punto di riferimento per le installazioni su larga scala che sono proprie dei servizi cloud di ultima generazione.</p>
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		<title>Secondo Bank of America OpenStack non è &#8220;ancora pronto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2015 18:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/openstack_manage-300x199.jpg" width="300" height="199" title="" alt="" /></div><div><p>Nel suo processo di trasformazione verso architetture completamente virtualizzate (SDDC, software defined datacenter), Bank of America ha attivato due infrastrutture parallele, una basata su OpenStack e l&#8217;altra sul software di un vendor che ha deciso di non rendere pubblico. In questo momento, l&#8217;infrastruttura fornita dal vendor sta prevalendo mentre BofA ritiene OpenStack &#8220;non ancora pronto&#8221;. Pochi dei 1500 servizi che la banca sta trasferendo ogni mese nella nuova struttura vengono infatti spostati sulla piattaforma OpenStack a causa di non meglio precisati &#8220;problemi&#8221; che sono stati aggirati trasferendo circa 6500 servizi sulla seconda infrastruttura, quella proprietaria.</p>
<p>&#8220;All&#8217;inizio di quest&#8217;anno abbiamo scoperto che OpenStack non è pronto e non lo è neanche per eseguire i servizi non mission-critical che attualmente abbiamo attivi&#8221; è stato il commento di David Reilly, il responsabile generale delle infrastrutture della banca, la seconda più grande degli Stati Uniti con circa 2,100 miliardi di asset, una dimensione che le consente di sperimentare le tecnologie più innovative senza grandi problemi di costi. L&#8217;obiettivo di Bank of America è quello di virtualizzare tutti gli elementi della propria infrastruttura &#8211; il networking, lo storage e la sicurezza &#8211; in modo da poter modificare velocemente le proprie applicazioni o attivarne di nuove quando richiesto dai clienti.</p>
<p>Mentre oggi la banca usa la nuova infrastruttura principalmente per attività non critiche come lo sviluppo ed il testing, a partire dal prossimo anno prevede di trasferirvi i circa 70mila servizi attualmente attivi. Non è però chiaro quanti di questi opereranno su OpenStack. Reilly ha confermato che gli ingegneri di BofA hanno risolto i problemi principali e che il giudizio non è legato alla tecnologia di base che &#8220;funziona molto, molto bene&#8221;. Il problema principale è che la piattaforma non è pronta per gestire migliaia di servizi e la banca ha dovuto anche creare tool di gestione che sostituissero quelli di OpenStack, ritenuti inadatti a gestire una soluzione così complessa ed automatizzare le operazioni. &#8220;Se dobbiamo migrare circa 1500 servizi al mese dobbiamo farlo in modo automatico, non possiamo dipendere dall&#8217;intervento umano&#8221; ha concluso Reilly.</p>
<p>Nonostante queste difficoltà, BofA non ha intenzione di cancellare il proprio investimento nella piattaforma OpenStack anche se ritiene che l&#8217;infrastruttura creata sulla piattaforma del vendor ed alternativa a quella open-source sia più indicata per l&#8217;esecuzione e gestione dei servizi più critici e che facciano un uso intensivo delle risorse, soprattutto lo storage.</p>
<p>Man mano che la piattaforma di OpenStack maturerà, Reilly pensa che sarà piano piano trasferire i servizi della banca su quest&#8217;ultima. &#8220;E&#8217; difficile competere con qualcosa che è gratis. La differenza di prezzo comincerà a giocare un ruolo importante quando le funzionalità di OpenStack miglioreranno.&#8221;.</p>
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