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	<title>usa &#8211; The Server Side Technology</title>
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		<title>La sentenza della Corte Europea di Giustizia sul Safe Harbour è la prima risposta al caso Snowden</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mengora]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2015 22:02:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/10/ECJ_court-300x201.jpg" width="300" height="201" title="" alt="" /></div><div><p>Come The Server-Side Technology aveva anticipato con un post del 24 Settembre, la Corte Europea di Giustizia ha definitivamente dichiarato nullo il trattato Safe Harbour. La decisione non è appellabile ed è quindi da considerarsi non più modificabile. Non sono solo le conclusioni della Corte a sorprendere, quanto  i toni piuttosto duri usati sia nel parere di cui abbiamo scritto qualche settimana fa, sia nel testo conclusivo della determinazione.</p>
<p>Quando la Corte scrive che &#8220;una legislazione [ndr: quella degli Stati Uniti] che permette alle autorità pubbliche di avere accesso in maniera generalizzata al contenuto delle comunicazioni elettroniche deve essere considerata una legislazione che compromette l&#8217;essenza del diritto fondamentale al rispetto della vita privata&#8221; o che &#8220;una legislazione che non prevede ogni possibilità per un individuo di usare tutti i metodi legali per avedere accesso ai dati che lo riguardino, o per ottenere la correzione o la cancellazione di tali dati, compromette l&#8217;essenza del diritto fondamentale alla tutela giudiziaria, con l&#8217;esistenza di questa possibilità come diretta conseguenza dell&#8217;esistenza di uno Stato di Diritto&#8221; usa parole di una durezza oggettivamente impressionante che da molti sono state sottovalutate.</p>
<p>Quella degli Stati Uniti deve essere considerata una legislazione che compromette l&#8217;essenza del diritto fondamentale al rispetto della vita privata</p>
<p>In sostanza, la Corte accusa gli Stati Uniti (riconosciuti come unica &#8220;terza parte&#8221; in causa, essendo il trattato valido solo con quel paese) di essere una nazione che non protegge i diritti fondamentali dell&#8217;individuo e dove non vige in modo completo lo Stato di Diritto.</p>
<p>Nonostante un pronunciamento così forte in Italia la notizia è stata riportata dai principali siti Web di informazione generalista e poi abbandonata velocemente tanto che il giorno dopo non se ne ha traccia sui quotidiani online, nemmeno con articoli di approfondimento, e questa circostanza non sorprende vista la blanda reazione alle rivelazioni di Edward Snowden che c&#8217;è stata nel nostro paese, rivelazioni che hanno destato molto stupore ed indignazione negli altri paesi europei tanto da mettere in discussione accordi di ben altra natura ed essere tuttora, come dimostra questa sentenza, assolutamente al centro della scena in ambito europeo. Sarà forse il caso di chiedersi se i grandi editori non siano molto favorevoli ad aprire discussioni relative alla privacy dei dati personali sapendo bene che dalle violazioni alla privacy stessa dipende gran parte delle loro attività online.</p>
 Che cosa è (era) il trattato Safe Harbour
<p>Il trattato oggetto della determinazione della Corte è un accordo nato attorno agli anni 2000 che consentiva alle aziende statunitensi di trasferire nelle loro sedi principali i dati personali derivanti dalle loro attività europee, garantendo il rispetto di determinate normative sulla protezione di tali dati. I giganti tecnologici statunitensi avevano così il vantaggio di poter analizzare e gestire i dati dei cittadini europei direttamente nelle proprie sedi centrali, combinandoli con i dati derivanti dalle altre attività ma ottenendo anche altri benefit come l&#8217;approvazione &#8220;automatica&#8221; da parte di tutti i 28 stati membri e soprattutto la possibilità di gestire le accuse di violazione in tribunali statunitensi e non europei.</p>
<p>Molti datacenter negli Stati [...]</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F10%2F07%2Fla-sentenza-della-corte-europea-di-giustizia-sul-safe-harbour-e-la-prima-risposta-al-caso-snowden%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dla-sentenza-della-corte-europea-di-giustizia-sul-safe-harbour-e-la-prima-risposta-al-caso-snowden&amp;action_name=La+sentenza+della+Corte+Europea+di+Giustizia+sul+Safe+Harbour+%C3%A8+la+prima+risposta+al+caso+Snowden&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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		<title>Gli Stati Uniti riconoscono i Bitcoin come &#8220;bene indifferenziato&#8221; (commodity)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[The Server-Side Technology Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2015 22:22:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Executive]]></category>
		<category><![CDATA[bitcoin]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[speculazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<div style="margin: 5px 5% 10px 5%;"><img src="https://www.theserverside.technology/wp-content/uploads/2015/09/bitcoin-300x256.jpg" width="300" height="256" title="" alt="" /></div><div><p>I Bitcoin sono vicini ad essere considerati un vero e proprio bene indifferenziato o commodity nel gergo finanziario ingelese. I regolamentatori del mercato statunitensi, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), ha infatti deliberato che le valute digitali sono beni soggetti a regolamentazione da parte della Commissione stessa, equiparandoli a derivati come i contratti di swap o i futures e rifiutando la nozione che siano &#8220;solo&#8221; strumenti di investimento come le azioni. Questa mossa sembrava scontata perché la Commissione aveva già fatto intendere che avrebbe deliberato in tal senso ma la presa di posizione ufficiale cambia il modo in cui in cui gli operatori (i famosi exchange) devono trattare i Bitcoin perché assegna loro tutta la regolamentazione che è prevista per i beni indifferenziati ed i loro contratti derivati.</p>
<p>La regolamentazione dei Bitcoin è materia controversa perché molti operatori non vorrebbero che i Bitcoin venissero regolamentati in nessun modo, essendo la loro natura diversa da qualsiasi altro bene. Altri vorrebbero considerare i Bitcoin una valuta, cosa che potrebbe esporre la moneta virtuale alla necessità di essere gestita dagli stati o dalle banche centrali. La regolamentazione sostanzialmente chiude la discussione almeno negli Stati Uniti, considerando i Bitcoin alla stregua degli altri beni indifferenziati come il grano, il petrolio e così via, lontani quindi sia da altri strumenti puramente finanziari come le azioni o i bond, sia dall&#8217;essere un mero strumento di scambio di valore come le monete.</p>
<p>Se da un lato questo può costituire una vittoria per il Bitcoin, che diventa così un asset sebbene puramente digitale, dall&#8217;altro può dare il via, o per meglio dire legalizzare, la speculazione attorno alla moneta virtuale, con l&#8217;avvio di scambi puramente ipotetici e magari caratterizzati da un&#8217;alta leva finanziaria, magari (come spesso avviene per i beni indifferenziati) non &#8220;garantiti&#8221; dal possesso del bene in sé ma dalla mera promessa del suo possesso.</p>
</div><img src="https://stats1.vaisulweb.cloud/piwik.php?idsite=1&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2F2015%2F09%2F19%2Fgli-stati-uniti-riconoscono-i-bitcoin-come-bene-derivato%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dgli-stati-uniti-riconoscono-i-bitcoin-come-bene-derivato&amp;action_name=Gli+Stati+Uniti+riconoscono+i+Bitcoin+come+%26%238220%3Bbene+indifferenziato%26%238221%3B+%28commodity%29&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.theserverside.technology%2Fit%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" />]]></description>
		
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