<br />
<b>Warning</b>:  strpos() expects parameter 1 to be string, array given in <b>/home/theserverside/public_html/wp-includes/blocks.php</b> on line <b>20</b><br />
{"id":663,"date":"2015-10-07T22:02:49","date_gmt":"2015-10-07T22:02:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.theserverside.technology\/?p=663"},"modified":"2015-10-07T22:39:58","modified_gmt":"2015-10-07T22:39:58","slug":"","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/2015\/10\/07\/la-sentenza-della-corte-europea-di-giustizia-sul-safe-harbour-e-la-prima-risposta-al-caso-snowden\/","title":{"rendered":"","raw":""},"content":{"rendered":"","protected":false,"raw":""},"excerpt":{"rendered":"","protected":false,"raw":""},"author":9,"featured_media":664,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_en_post_content":"Come The Server-Side Technology aveva anticipato con <a href=\"http:\/\/www.theserverside.technology\/2015\/09\/24\/il-trasferimento-dei-dati-personali-fuori-dalla-ue-potrebbe-diventare-piu-complicato\/\" target=\"_blank\">un post del 24 Settembre<\/a>, la Corte Europea di Giustizia ha definitivamente <a href=\"http:\/\/www.politico.eu\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/schrems-judgment.pdf\" target=\"_blank\">dichiarato nullo il trattato <em>Safe Harbour<\/em><\/a>. La decisione non \u00e8 appellabile ed \u00e8 quindi da considerarsi non pi\u00f9 modificabile. Non sono solo le conclusioni della Corte a sorprendere, quanto\u00a0 i toni piuttosto duri usati sia nel parere di cui abbiamo scritto qualche settimana fa, sia nel testo conclusivo della determinazione.\r\n\r\nQuando la Corte scrive che \"una legislazione [ndr: quella degli Stati Uniti] che permette alle autorit\u00e0 pubbliche di avere accesso in maniera generalizzata al contenuto delle comunicazioni elettroniche deve essere considerata una legislazione che compromette l'essenza del diritto fondamentale al rispetto della vita privata\" o che \"una legislazione che non prevede ogni possibilit\u00e0 per un individuo di usare tutti i metodi legali per avedere accesso ai dati che lo riguardino, o per ottenere la correzione o la cancellazione di tali dati, compromette l'essenza del diritto fondamentale alla tutela giudiziaria, con l'esistenza di questa possibilit\u00e0 come diretta conseguenza dell'esistenza di uno Stato di Diritto\" usa parole di una durezza oggettivamente impressionante che da molti sono state sottovalutate.\r\n\r\n[blockquote cite=\"Corte di Giustizia Europea, caso \"Safe Harbour\"\"]Quella degli Stati Uniti deve essere considerata una legislazione che compromette l'essenza del diritto fondamentale al rispetto della vita privata[\/blockquote]\r\n\r\nIn sostanza, la Corte accusa gli Stati Uniti (riconosciuti come unica \"terza parte\" in causa, essendo il trattato valido solo con quel paese) di essere una nazione che non protegge i diritti fondamentali dell'individuo e dove non vige in modo completo lo Stato di Diritto.\r\n\r\nNonostante un pronunciamento cos\u00ec forte in Italia la notizia \u00e8 stata riportata dai principali siti Web di informazione generalista e poi abbandonata velocemente tanto che il giorno dopo non se ne ha traccia sui quotidiani online, nemmeno con articoli di approfondimento, e questa circostanza non sorprende vista la blanda reazione alle rivelazioni di Edward Snowden che c'\u00e8 stata nel nostro paese, rivelazioni che hanno destato molto stupore ed indignazione negli altri paesi europei tanto da mettere in discussione accordi di ben altra natura ed essere tuttora, come dimostra questa sentenza, assolutamente al centro della scena in ambito europeo. Sar\u00e0 forse il caso di chiedersi se i grandi editori non siano molto favorevoli ad aprire discussioni relative alla privacy dei dati personali sapendo bene che dalle violazioni alla privacy stessa dipende gran parte delle loro attivit\u00e0 online.\r\n<h3>[section label=\"Che cosa \u00e8 (era) il trattato Safe Harbour\"] Che cosa \u00e8 (era) il trattato Safe Harbour<\/h3>\r\nIl trattato oggetto della determinazione della Corte \u00e8 un accordo nato attorno agli anni 2000 che consentiva alle aziende statunitensi di trasferire nelle loro sedi principali i dati personali derivanti dalle loro attivit\u00e0 europee, garantendo il rispetto di determinate normative sulla protezione di tali dati. I giganti tecnologici statunitensi avevano cos\u00ec il vantaggio di poter analizzare e gestire i dati dei cittadini europei direttamente nelle proprie sedi centrali, combinandoli con i dati derivanti dalle altre attivit\u00e0 ma ottenendo anche altri benefit come l'approvazione \"automatica\" da parte di tutti i 28 stati membri e soprattutto la possibilit\u00e0 di gestire le accuse di violazione in tribunali statunitensi e non europei.\r\n\r\nMolti datacenter negli Stati Uniti\u00a0avevano\u00a0inoltre\u00a0deciso di completare\u00a0le procedure di certificazione in modo da poter offrire ai propri clienti la possibilit\u00e0 di ottenere pi\u00f9 facilmente le autorizzazioni necessarie per il trattamento dei dati personali e sensibili dei cittadini europei ed il trasferimento di queste informazioni \u00e8 ancora oggi parte integrante del modello di business non solo di piccole aziende ma anche delle \"major\" tecnologiche statunitensi come Facebook, Microsoft, Google, Yahoo e tante altre.\r\n<h3>[section label=\"L'era del dopo-Assange e dopo-Snowden\"] L'era del dopo-Assange e dopo-Snowden<\/h3>\r\nNon era difficile immaginare che, nonostante il silenzio (assenso?) italiano, gli altri paesi europei non avrebbero tardato a fare pesare le rivelazioni che Edward Snowden ha fatto sui programmi di sorveglianza illegale (che adesso possiamo definire non solo incostituzionali ma anche in palese violazione dei diritti fondamentali, come ha rilevato la Corte Europea di Giustizia) portati avanti dal Governo USA ma soprattutto del coinvolgimento diretto delle sue pi\u00f9 grandi aziende IT. A poco sono servite le professioni di innocenza di queste ultime che hanno dichiarato spesso non di avere collaborato ma di essere state vittime di vere e proprie intrusioni o attacchi da parte del proprio Governo: troppo vasta e troppo articolata \u00e8 stata la collaborazione che si era instaurata per credere che fosse \"inconsapevole\".\r\n\r\nDal punto di vista commerciale, le aziende dell'IT hanno fiutato subito il gravissimo pericolo e si sono affrettate negli ultimi 2 anni ad avviare programmi di trasparenza volti a rassicurare i propri clienti e, nel contempo, hanno iniziato ad opporsi duramente alle richieste di accesso ai dati dei cittadini europei e non solo, da parte del loro governo.\r\n\r\nQuesto cambiamento ai pi\u00f9 \u00e8 sembrato solo di facciata, un gioco alla \"poliziotto buono - poliziotto cattivo\", volto a cercare di recuperare laddove possibile un minimo di credibilit\u00e0 nell'interesse non solo delle aziende stesse ma anche del Governo statunitense che da un possibile massiccio trasferimento dei dati verso \"porti pi\u00f9 sicuri\" avrebbe tutto da perdere, rendendo pi\u00f9 difficile l'accesso proprio a quei dati che sono stati spesso miniere di informazioni commerciali e industriali dietro al paravento della lotta al terrorismo. Per le aziende la perdita di fiducia pu\u00f2 rappresentare un danno commerciale enorme e, soprattutto, la possibilit\u00e0 di veder emergere concorrenti regionali, proprio nel momento in cui la centralizzazione delle informazioni e l'outsourcing delle infrastrutture sta assumendo dimensioni impressionanti.\r\n<h3>[section label=\"Quali saranno le ripercussioni per le aziende USA\"] Quali saranno le ripercussioni per le aziende USA<\/h3>\r\nLa prima conseguenza del pronunciamento di ieri \u00e8 che le aziende che fino ad ora hanno usato il Safe Harbour per ottenere una sorta di consenso implicito al trasferimento dei dati non potranno pi\u00f9 farlo e dovranno quindi ottenere i consensi dai singoli soggetti interessati quindi non solo utenti ma anche dipendenti, partner ed in generale qualsiasi soggetto che possa essere soggetto al trasferimento dei propri dati. I singoli paesi potranno ordinare alle aziende di bloccare il flusso di informazioni verso gli Stati Uniti e obbligarle a gestire i dati dei cittadini europei all'interno dei confini nazionali o continentali.\r\n\r\n[blockquote]La prima conseguenza del pronunciamento di ieri \u00e8 che le aziende che fino ad ora hanno usato il Safe Harbour per ottenere una sorta di consenso implicito al trasferimento oltreoceano dei dati non potranno pi\u00f9 farlo[\/blockquote]\r\n\r\nNon \u00e8 esplicitamente vietato il trasferimento dei dati per i quali si ha il consenso ma \u00e8 facile prevedere che, dopo un pronunciamento cos\u00ec forte da ritenere inadeguate le protezioni legislative USA, pioveranno i ricorsi delle associazioni per i diritti civili che con tutta probabilit\u00e0 vinceranno facilmente le loro battaglie e obbligheranno le aziende a fermare il flusso dei dati. Quasi certamente la prospettiva di dover gestire i dati dei cittadini europei in uno dei paesi continentali diventer\u00e0 un obbligo formale, anche perch\u00e9 deve essere garantito a questi ultimi, sempre da pronunciamento della corte, l'obbligo di poter verificare i dati in possesso delle singole aziende e chiederne la rettifica o cancellazione. Solo un obbligo di \"dimora\" europea dei dati garantisce la protezione delle legislazioni della UE e la capacit\u00e0 di ottenere il rispetto di queste ultime da parte dei gestori delle informazioni.\r\n<h3>[section label=\"Non solo privacy: l'alba della guerra commerciale\"] Non solo privacy: l'alba della guerra commerciale<\/h3>\r\nSe possiamo certamente affermare che la sentenza della Corte di Giustizia \u00e8 la prima del dopo-Snowden e la prima nella quale l'Europa si \"vendica\" del tradimento dell'alleato, non sar\u00e0 sfuggito ai componenti della Corte che il loro pronunciamento pu\u00f2 avere risvolti importanti sul fronte fiscale e, di riflesso, diventare base per una guerra commerciale.\r\n\r\nL'obbligo di mantenere e gestire i dati sul suolo europeo potrebbe configurare molte sedi UE delle diverse aziende come sedi pienamente operative e decisionali. E' importante considerare che nella guerra fiscale tra i paesi europei e le aziende multinazionali del settore IT (quasi tutte statunitensi) nella maggior parte dei casi i primi non riescono ad imporre una tassazione normale alle seconde a causa della loro evanescenza. Molte sedi europee delle multinazionali IT sono considerate ai fini fiscali come sedi commerciali, nelle quali non vengono prese decisioni che invece sono demandate alle sedi centrali. I profitti, sempre\u00a0ai fini fiscali, vengono quindi prodotti\u00a0proprio nelle sedi centrali\u00a0che di solito si trovano in paradisi fiscali e quindi, grazie agli accordi di esclusione di una doppia tassazione e triangolazioni come il \"doppio irlandese con panino olandese\" (<em>double Irish with a Dutch sandwich<\/em>), godono della tassazione nulla in vigore nei paesi di destinazione.\r\n\r\n[blockquote]Non sar\u00e0 sfuggito ai componenti della Corte che il loro pronunciamento pu\u00f2 avere risvolti importanti sul fronte fiscale e, di riflesso, diventare base per una guerra commerciale.[\/blockquote]\r\n\r\nQuesta lunga precisazione \u00e8 necessaria perch\u00e9 se le sedi di gestione dei dati vengono spostate all'interno dell'Unione Europea sar\u00e0 pi\u00f9 difficile per queste aziende asserire che in queste ultime non vengano prese decisioni n\u00e8 si producano i profitti. Il risultato di questo cambiamento sarebbe l'obbligo di pagare le tasse nel paese europeo senza che vi sia la possibilit\u00e0 di trasferire i guadagni ad altri soggetti.\r\n\r\nPer fare un esempio concreto, il Fisco italiano ha recentemente aperto una inchiesta su Apple proprio con la motivazione che non sia vero che nella sede italiana della nota azienda statunitense non vengano prese decisioni\u00a0ma che sia una mera sede commerciale e di coordinamento che\u00a0esegue quindi solo\u00a0le decisioni prese altrove. Nel nostro caso, <em>altrove <\/em>\u00e8 l'Irlanda alla quale vengono\u00a0girati i guadagni del branch italiano.\r\n\r\nSe le analisi di mercato, le strategie di marketing o addirittura la definizione dei prodotti per il mercato\u00a0nazionale potessero essere considerate attivit\u00e0 svolte in Italia,\u00a0sarebbe improbabile che\u00a0l'azienda possa trasferire i suoi profitti all'estero con la scusa della sede commerciale.\r\n\r\nDifficilmente queste implicazioni sono sfuggite ai componenti della Corte di Giustizia e anche se fosse questo il caso, non abbiamo dubbi che altri lo avrebbero fatto notare. La decisione di ieri avr\u00e0 probabilmente effetti di lungo termine che sono ancora da valutare e che andaranno oltre la mera gestione della privacy dei cittadini europei.\r\n\r\nNel frattempo ci\u00f2 che resta oggi \u00e8 un atto d'accusa durissimo della Corte di Giustizia Europea alle leggi e, se vogliamo, alla politica di uno stato che normalmente viene definito \"alleato\". Quelle parole sullo Stato di Diritto non saranno facili da dimenticare.\r\n<h3>[section label=\"Multimedia: audio della conferenza stampa\"] Multimedia: audio della conferenza stampa<\/h3>\r\nDi seguito, l'audio della conferenza stampa rilasciata dopo la decisione\r\n<div style=\"width: 100%; text-align: center;\"><iframe id=\"videoplayerI109760\" src=\"http:\/\/ec.europa.eu\/avservices\/audio\/play.cfm?ref=I109760&amp;videolang=INT&amp;devurl=http:\/\/ec.europa.eu\/avservices\/video\/player\/audioconfig.cfm\" width=\"670\" height=\"378\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>","_en_post_name":"la-sentenza-della-corte-europea-di-giustizia-sul-safe-harbour-e-la-prima-risposta-al-caso-snowden","_en_post_excerpt":"","_en_post_title":"La sentenza della Corte Europea di Giustizia sul Safe Harbour \u00e8 la prima risposta al caso Snowden","_it_post_content":"","_it_post_name":"","_it_post_excerpt":"","_it_post_title":"","edit_language":"it"},"categories":[6],"tags":[188,122,175,176,177,94,187,160],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/663"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=663"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/663\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":679,"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/663\/revisions\/679"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/664"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=663"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=663"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.theserverside.technology\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=663"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}