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Secondo Oracle tutte le versioni di Android violano i brevetti Java
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Secondo Oracle tutte le versioni di Android violano i brevetti Java

Con una mossa a sorpresa, Oracle ha rilanciato sulla causa che la vede opposta a Google relativamente alla violazione da parte di Android di proprietà intellettuale collegata a Java. L’azienda di Ellison ha chiesto al tribunale che aveva condannato Google di ricevere non meglio specificati indennizzi monetari e che a Google sia impedito di continuare a “violare la proprietà intellettuale” di Oracle.

Nel 2012 il tribunale aveva dato ragione a Google confermando così che non era possibile brevettare le API. Oracle chiedeva invece che l’uso che Android fa di Java venisse considerato come una violazione della proprietà intellettuale dell’azienda. Android è infatti basato su un kernel Linux specializzato e su una versione personalizzata della JVM, la Java Virtual Machine. Da quando Oracle ha acquisito da Sun i diritti su Java, ha combattuto ferocemente qualsiasi implementazione alternativa di Java e della JVM. Secondo Oracle, infatti, l’implementazione di Google ha come obiettivo quello di non pagare royalty a Oracle stessa e se consideriamo che Android è il leader incontrastato del mercato dei device mobili, raggiungendo l’80% della diffusione in alcune aree, si può intuire come attorno a questa querelle possano girare tantissimi soldi.

Nel 2012 la sentenza sembrava aver chiuso la partita ma qualche settimana fa, a sorpresa, la Corte d’Appello ha invece ribaltato il verdetto, affermando che le dichiarazioni del codice, la struttura e l’organizzazione delle API sono in effetti elementi protetti dalle leggi sulla proprietà intellettuale, anche se il giudizio non è stato una completa vittoria per Oracle visto che il giudice ha chiesto che venga discusso se Google abbia utilizzato questi elementi nell’ambito delle possibilità garantite dalla legge (fair use) o meno prima di decidere su eventuali indennizzi monetari ed altre conseguenze.

Google afferma che il via libera alla brevettabilità delle API infliggerebbe un colpo mortale al settore del software, creando di fatto dei “monopolisti delle API” soprattutto tra le aziende più anziane come Oracle, Apple e Microsoft. Se a queste aziende, che operano nel settore da decine di anni, fosse consentito di brevettare le API elaborate nel corso della loro storia, esse prenderebbero di fatto il controllo di ciò che può essere implementato. Il verdetto di appello è stato comunque molto controverso anche perché in tal senso l’Europa ha già deliberato la non brevettabilità del software a causa della necessità di scrivere codice simile per risolvere problemi simili.

La dichiarazione di Oracle rende ovviamente tutto più complesso perché conferma la volontà dell’azienda produttrice dell’omonimo database di andare avanti e rilanciare, spostando il suo obiettivo verso tutte le versioni di Android. Considerati i numeri del sistema di Google, usato da centinaia di milioni di dispositivi nel mondo, la definizione di questo caso potrebbe cambiare il panorama complessivo sia del settore del software (qualora le API venissero considerate brevettabili) sia in quello dei device mobili.

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The Server-Side Technology Staff
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